di Pasquale Parisi
Le parole del sindaco di Vieste e presidente della Provincia di Foggia Giuseppe Nobiletti sul turismo del Gargano meritano una riflessione che vada oltre la polemica sui numeri della stagione appena trascorsa.
Nobiletti contesta i dati che indicherebbero un calo delle presenze a Vieste e sostiene di avere elaborato una propria stima attraverso la produzione dei rifiuti e gli introiti dei parcheggi, arrivando alla conclusione che le presenze sarebbero sostanzialmente in linea con il 2025 e che il calo testimoniato dalle prime stime ufficiali è da attribuire all’evasione perpetrata dagli operatori.
Ma proprio qui nasce una prima domanda. Se esiste una quota significativa di turismo che sfugge alle statistiche ufficiali, quanto vale esattamente? Come viene calcolata? E soprattutto: è possibile utilizzarla per dimostrare che il turismo non è diminuito?
Nobiletti contesta i dati che indicherebbero un calo delle presenze a Vieste e sostiene di avere elaborato una propria stima attraverso la produzione dei rifiuti e gli introiti dei parcheggi, arrivando alla conclusione che le presenze sarebbero sostanzialmente in linea con il 2025 e che il calo testimoniato dalle prime stime ufficiali è da attribuire all’evasione perpetrata dagli operatori.
Ma proprio qui nasce una prima domanda. Se esiste una quota significativa di turismo che sfugge alle statistiche ufficiali, quanto vale esattamente? Come viene calcolata? E soprattutto: è possibile utilizzarla per dimostrare che il turismo non è diminuito?
Inoltre sarebbe paradossale, proprio oggi, che la tracciabilità dei pagamenti, il maggior utilizzo di carte di credito e di bonifici, non aiuti i numeri ufficiali rispetto agli anni passati.
Comunque prima di parlare di crisi o di non-crisi, sarebbe utile mettere sul tavolo numeri confrontabili, fonti, metodologia e dati definitivi.
E soprattutto evitare che il problema venga ricondotto genericamente agli “evasori”. L’evasione non può diventare una spiegazione universale.
Trasformare l’evasione nella principale spiegazione di un eventuale arretramento turistico nei numeri, richiede una dimostrazione più convincente. Altrimenti si rischia un paradosso: quando i numeri ufficiali scendono, la colpa diventa degli evasori; quando invece crescono, il merito diventa della politica turistica. Non può funzionare così.
E c’è una domanda ancora più importante, se il fenomeno fosse determinato principalmente da una normativa nazionale, come dice Nobiletti, che consente o facilita determinate forme di evasione, perché dovrebbe manifestarsi solo sul Gargano?
Il confronto con il resto della Puglia che cresce è inevitabile. Da quelle parti sono diventati tutti contribuenti virtuosi?
Il problema, dunque, non può essere liquidato semplicemente dicendo che “i turisti ci sono ma non vengono dichiarati”.
Bisogna capire perché alcune aree della Puglia stanno trasformando la crescita turistica in maggiore internazionalizzazione, destagionalizzazione e permanenza, mentre il Gargano continua a dipendere in maniera così forte dalla stagione estiva.
Aeroporto e strade? Sì. Ma non basta far arrivare più persone. Si può essere d’accordo senza esitazioni con Nobiletti sul fatto che il Gargano ha bisogno di infrastrutture migliori. Un collegamento aeroportuale efficace, una viabilità più moderna, tempi di percorrenza ridotti e collegamenti più efficienti con gli aeroporti pugliesi sarebbero un vantaggio enorme. Ma non cadiamo in errore, un’infrastruttura non è una politica turistica. È un mezzo, non un modello di sviluppo. La domanda vera è: una volta che avremo fatto arrivare più persone sul Gargano, che cosa offriremo loro? Un territorio sempre più affollato nei due mesi centrali dell’estate?
Oppure un territorio capace di valorizzare il proprio patrimonio naturale, storico, paesaggistico e culturale durante tutto l’anno?
Perché sono due prospettive profondamente diverse.
Comunque prima di parlare di crisi o di non-crisi, sarebbe utile mettere sul tavolo numeri confrontabili, fonti, metodologia e dati definitivi.
E soprattutto evitare che il problema venga ricondotto genericamente agli “evasori”. L’evasione non può diventare una spiegazione universale.
Trasformare l’evasione nella principale spiegazione di un eventuale arretramento turistico nei numeri, richiede una dimostrazione più convincente. Altrimenti si rischia un paradosso: quando i numeri ufficiali scendono, la colpa diventa degli evasori; quando invece crescono, il merito diventa della politica turistica. Non può funzionare così.
E c’è una domanda ancora più importante, se il fenomeno fosse determinato principalmente da una normativa nazionale, come dice Nobiletti, che consente o facilita determinate forme di evasione, perché dovrebbe manifestarsi solo sul Gargano?
Il confronto con il resto della Puglia che cresce è inevitabile. Da quelle parti sono diventati tutti contribuenti virtuosi?
Il problema, dunque, non può essere liquidato semplicemente dicendo che “i turisti ci sono ma non vengono dichiarati”.
Bisogna capire perché alcune aree della Puglia stanno trasformando la crescita turistica in maggiore internazionalizzazione, destagionalizzazione e permanenza, mentre il Gargano continua a dipendere in maniera così forte dalla stagione estiva.
Aeroporto e strade? Sì. Ma non basta far arrivare più persone. Si può essere d’accordo senza esitazioni con Nobiletti sul fatto che il Gargano ha bisogno di infrastrutture migliori. Un collegamento aeroportuale efficace, una viabilità più moderna, tempi di percorrenza ridotti e collegamenti più efficienti con gli aeroporti pugliesi sarebbero un vantaggio enorme. Ma non cadiamo in errore, un’infrastruttura non è una politica turistica. È un mezzo, non un modello di sviluppo. La domanda vera è: una volta che avremo fatto arrivare più persone sul Gargano, che cosa offriremo loro? Un territorio sempre più affollato nei due mesi centrali dell’estate?
Oppure un territorio capace di valorizzare il proprio patrimonio naturale, storico, paesaggistico e culturale durante tutto l’anno?
Perché sono due prospettive profondamente diverse.
Poi ha parlato di navi da crociera. È proprio sulla proposta di sviluppare il turismo crocieristico, fino ad auspicare una fermata delle navi da crociera sul Gargano, che la riflessione diventa ancora più importante.
Non perché una nave da crociera sia, in assoluto, il male. Il punto è un altro. È questo il turismo che vogliamo per Vieste?
Una nave da crociera porta migliaia di persone concentrate in poche ore. È un modello fondato sulla quantità, sulla rapidità della visita e sulla capacità di movimentare grandi flussi.
Vieste, però, possiede qualcosa che non si può replicare e che dovrebbe essere il centro della sua strategia, il suo paesaggio.
Le falesie, le grotte, il mare, le spiagge, il Pizzomunno, l’Architiello, la costa, il Parco Nazionale del Gargano, le aree naturali.
È davvero coerente con questo patrimonio immaginare il futuro del nostro territorio attraverso una progressiva intensificazione dei grandi flussi marittimi?
Le navi da crociera hanno inoltre un impatto ambientale che non può essere ignorato. L’Unione europea sta introducendo norme sempre più stringenti sulle emissioni marittime e investendo proprio nelle infrastrutture portuali necessarie a ridurre l’inquinamento delle navi ferme in porto o in rada. È una questione di compatibilità territoriale.
Non tutto ciò che porta turisti è necessariamente un buon turismo. Il Gargano non ha bisogno semplicemente di più turisti. Ha bisogno di turisti migliori per il territorio.
Persone che rimangano più a lungo, che arrivino anche fuori stagione, che visitino i borghi, utilizzino le strutture ricettive, mangino nei ristoranti, acquistino nei negozi, scoprano l’entroterra, frequentino musei, percorsi naturalistici e siti culturali.
Questo significa aumentare il valore del turismo senza necessariamente aumentare all’infinito il numero delle persone che transitano.
Ed è qui che emerge una contraddizione. Da una parte si denuncia la necessità di destagionalizzare e qualificare l’offerta. Dall’altra si continua a ragionare soprattutto in termini di grandi numeri, grandi eventi, grandi flussi e grandi infrastrutture capaci di portare ancora più persone in un territorio già sottoposto, nei mesi estivi, a una pressione enorme.
…gli eventi…Anche qui sarebbe necessario aprire una discussione seria.
Vieste ha investito e continua a investire risorse importanti nella programmazione degli eventi e nella promozione turistica e non è sbagliato spendere per gli eventi. La domanda è un’altra: quanto spendiamo, per ottenere quale risultato? Quanti euro pubblici vengono investiti?
Quante presenze aggiuntive producono? Quante strutture ricettive vengono riempite? Per quanti giorni? Quanto viene speso sul territorio?
E soprattutto: quale parte di questa spesa contribuisce realmente alla destagionalizzazione (quella vera, non l’utenza che vede un concerto o fa serata e va via)?
Dobbiamo chiederci quale sia la migliore allocazione possibile delle risorse pubbliche, per un modello di sviluppo serio, efficace e non per fare la “muina”.
Non basta dire che un evento “porta gente”.
Bisogna misurare quanto costa quella gente alla collettività e quanto valore produce per il territorio.
Forse allora il problema non è soltanto che mancano un aeroporto, una strada a scorrimento veloce o un porto capace di accogliere grandi navi.
Forse il problema è che manca ancora una visione illuminata, lungimirante. Un aeroporto può portare milioni di persone. Una strada può farle arrivare più velocemente. Un porto può farne sbarcare migliaia in poche ore. Ma poi bisogna decidere che cosa vogliamo fare del territorio che è la nostra grande ricchezza e che è l’unico motivo per cui Vieste è diventata quella che è.
Perché il Gargano non è semplicemente una destinazione turistica da riempire. È un territorio fragile, straordinario e irripetibile. E proprio per questo la domanda politica dovrebbe essere molto più ambiziosa e cioè non “Come facciamo ad avere più turisti?” ma “Come facciamo a creare più ricchezza, più lavoro e più qualità della vita, senza consumare ciò che rende il Gargano unico?”
Questa è la vera sfida.
E su questa sfida sarebbe interessante riflettere non soltanto su quante persone far arrivare. Ma su quale Città vogliamo costruire, su quale Città vogliamo lasciare e su che vita offrire ai cittadini di oggi e di domani.
Non perché una nave da crociera sia, in assoluto, il male. Il punto è un altro. È questo il turismo che vogliamo per Vieste?
Una nave da crociera porta migliaia di persone concentrate in poche ore. È un modello fondato sulla quantità, sulla rapidità della visita e sulla capacità di movimentare grandi flussi.
Vieste, però, possiede qualcosa che non si può replicare e che dovrebbe essere il centro della sua strategia, il suo paesaggio.
Le falesie, le grotte, il mare, le spiagge, il Pizzomunno, l’Architiello, la costa, il Parco Nazionale del Gargano, le aree naturali.
È davvero coerente con questo patrimonio immaginare il futuro del nostro territorio attraverso una progressiva intensificazione dei grandi flussi marittimi?
Le navi da crociera hanno inoltre un impatto ambientale che non può essere ignorato. L’Unione europea sta introducendo norme sempre più stringenti sulle emissioni marittime e investendo proprio nelle infrastrutture portuali necessarie a ridurre l’inquinamento delle navi ferme in porto o in rada. È una questione di compatibilità territoriale.
Non tutto ciò che porta turisti è necessariamente un buon turismo. Il Gargano non ha bisogno semplicemente di più turisti. Ha bisogno di turisti migliori per il territorio.
Persone che rimangano più a lungo, che arrivino anche fuori stagione, che visitino i borghi, utilizzino le strutture ricettive, mangino nei ristoranti, acquistino nei negozi, scoprano l’entroterra, frequentino musei, percorsi naturalistici e siti culturali.
Questo significa aumentare il valore del turismo senza necessariamente aumentare all’infinito il numero delle persone che transitano.
Ed è qui che emerge una contraddizione. Da una parte si denuncia la necessità di destagionalizzare e qualificare l’offerta. Dall’altra si continua a ragionare soprattutto in termini di grandi numeri, grandi eventi, grandi flussi e grandi infrastrutture capaci di portare ancora più persone in un territorio già sottoposto, nei mesi estivi, a una pressione enorme.
…gli eventi…Anche qui sarebbe necessario aprire una discussione seria.
Vieste ha investito e continua a investire risorse importanti nella programmazione degli eventi e nella promozione turistica e non è sbagliato spendere per gli eventi. La domanda è un’altra: quanto spendiamo, per ottenere quale risultato? Quanti euro pubblici vengono investiti?
Quante presenze aggiuntive producono? Quante strutture ricettive vengono riempite? Per quanti giorni? Quanto viene speso sul territorio?
E soprattutto: quale parte di questa spesa contribuisce realmente alla destagionalizzazione (quella vera, non l’utenza che vede un concerto o fa serata e va via)?
Dobbiamo chiederci quale sia la migliore allocazione possibile delle risorse pubbliche, per un modello di sviluppo serio, efficace e non per fare la “muina”.
Non basta dire che un evento “porta gente”.
Bisogna misurare quanto costa quella gente alla collettività e quanto valore produce per il territorio.
Forse allora il problema non è soltanto che mancano un aeroporto, una strada a scorrimento veloce o un porto capace di accogliere grandi navi.
Forse il problema è che manca ancora una visione illuminata, lungimirante. Un aeroporto può portare milioni di persone. Una strada può farle arrivare più velocemente. Un porto può farne sbarcare migliaia in poche ore. Ma poi bisogna decidere che cosa vogliamo fare del territorio che è la nostra grande ricchezza e che è l’unico motivo per cui Vieste è diventata quella che è.
Perché il Gargano non è semplicemente una destinazione turistica da riempire. È un territorio fragile, straordinario e irripetibile. E proprio per questo la domanda politica dovrebbe essere molto più ambiziosa e cioè non “Come facciamo ad avere più turisti?” ma “Come facciamo a creare più ricchezza, più lavoro e più qualità della vita, senza consumare ciò che rende il Gargano unico?”
Questa è la vera sfida.
E su questa sfida sarebbe interessante riflettere non soltanto su quante persone far arrivare. Ma su quale Città vogliamo costruire, su quale Città vogliamo lasciare e su che vita offrire ai cittadini di oggi e di domani.