(di P. Parisi)
Quando ho saputo della delibera comunale del mese scorso (n.260 del 17/9/2026), relativa ad un contributo per i giovani scolari viestani, chiamato in maniera altisonante DOTE SCOLASTICA, ho avuto difficoltà a crederci. L’iniziativa sarebbe lodevole, se non fosse per la sconcertante modestia delle risorse stanziate e per la pochezza dei benefici previsti. Ho voluto leggerla personalmente per capire se mi sfuggiva qualcosa, invece no, era tutto vero.
Ma prima di parlarne farei un breve preambolo, perché leggendola, non ho potuto fare a meno di pensare che a Vieste, ogni anno, vengono destinate somme considerevoli all’organizzazione di eventi, spettacoli, concerti e manifestazioni di ogni genere. Iniziative che, in molti casi, si esauriscono nello spazio di una serata o di pochi giorni, lasciando dietro di sé qualche fotografia, qualche selfie, un post sui social e/o un comunicato celebrativo….ma va bene, perché sia chiaro, nessuno mette in discussione l’importanza degli eventi culturali, turistici e ricreativi. Una città turistica deve offrire occasioni di intrattenimento, promuovere il territorio e animare le proprie piazze, anche se a mio modesto parere, una razionalizzazione ed una programmazione più efficace sarebbero d’obbligo.
Ma il discorso è un altro: una città non può preoccuparsi soltanto di riempire le piazze d’estate! Dovrebbe preoccuparsi anche del futuro dei Viestani che devono riempire questo paese, dei loro figli che dovranno riempire le scuole.
E allora, mentre si trovano risorse consistenti per manifestazioni di ogni genere, scopriamo che il Comune di Vieste ha destinato a questa cosiddetta Dote scolastica 2026/2027 la bellezza di…6.000 euro.
Avete letto bene. Seimila euro complessivi. Non per ogni famiglia. Non per ogni scuola. Per tutta la città, per tutte le famiglie che riusciranno ad accedere al contributo.
Ma vediamo quanto vale questa fantomatica “dote”. 70 euro per una famiglia con un figlio. Per un intero anno scolastico.
E se i figli sono cinque? La generosità aumenta: ben 190 euro complessivi! Facciamo una divisione, di quelle che si imparano alle elementari.
190 diviso 5 fa 38.
TRENTOTTO EURO A BAMBINO. PER UN ANNO INTERO.
Vale a dire neanche 4 euro al mese, considerando i dieci mesi dell’anno scolastico. Una cifra che basterebbe a malapena per qualche quaderno e qualche penna. E tutto questo viene presentato con il nome altisonante di Dote scolastica. Ma non basta.
Per ottenere questi contributi bisogna avere un ISEE non superiore a 6.500 euro.
Una soglia talmente bassa da escludere anche famiglie che lavorano pochi mesi all’anno, che vivono in affitto, che mantengono dei figli e che quindi non si trovano certo in condizioni economiche floride, Negargli l’accesso a misure simili non è una buona politica (anche se gli importi previsti per figlio sono al limite del ridicolo).
Il problema, però, non sono soltanto quei 6.000 euro come tetto massimo stabilito per un’intera città.
Il problema è ciò che questa scelta ci porta a domandare: quanto spazio occupano le famiglie, i bambini e le nuove generazioni nelle priorità di spesa della nostra città? Sapendo che le elargizioni per cose meno importanti fioccano.
INTANTO, A VIESTE, LE CULLE SI SVUOTANO
Dieci anni fa, a Vieste, nascevano 147 bambini all’anno.
Nel 2025 ne sono nati appena 88.
Cinquantanove bambini in meno. Un calo del 40%.
Quasi la metà.
Sono numeri che dovrebbero far riflettere seriamente chiunque abbia a cuore il futuro di questa città.
Perché meno bambini oggi significano meno studenti domani, meno giovani lavoratori dopodomani e, alla lunga, una comunità sempre più vecchia e sempre meno vitale.
Eppure, di fronte a questi numeri, dalla documentazione esaminata non emerge un vero programma comunale di incentivi alla natalità.
Non un contributo comunale strutturale per ogni nuovo nato. Non un sostegno economico continuativo per accompagnare la crescita dei figli.
Nessuno pretende che, ad esempio, un bonus di mille euro convinca una coppia a mettere al mondo un bambino. Sarebbe ingenuo pensarlo.
Ma sarebbe altrettanto ingenuo credere che il futuro demografico di Vieste possa essere affrontato senza investimenti, senza servizi e senza una strategia.
Perché il problema non è scegliere tra un concerto e un bambino, tra una manifestazione e una famiglia.
Il problema è trovare risorse per entrambe le cose, riconoscendo che il futuro della città merita almeno la stessa attenzione riservata al suo intrattenimento.
E allora una domanda all’Amministrazione comunale sarebbe più che legittima:
Quanto investe ogni anno il Comune di Vieste, con risorse proprie, per incentivare le nascite e sostenere stabilmente in maniera programmata le giovani famiglie?
Sarebbe interessante conoscere una cifra. Un programma. Un obiettivo.
Perché le manifestazioni finiscono, i palchi si smontano e le luminarie si spengono.
Ma una città senza bambini rischia, prima o poi, di spegnersi davvero.