di Pasquale Parisi
Negli ultimi giorni, un’indagine diffusa da Airbnb sulle abitudini di viaggio degli italiani, ha fotografato un cambiamento ormai evidente, le vacanze non si concentrano più esclusivamente a luglio e agosto. Sempre più viaggiatori scelgono i mesi “periferici” come settembre, ottobre o aprile, maggio (e non solo), alla ricerca di temperature miti, spiagge vivibili, costi accessibili e un’esperienza di viaggio più autentica.
In questo scenario, Vieste emerge tra le destinazioni con la crescita più significativa nelle ricerche fuori stagione, registrando volumi di interesse tre volte superiori rispetto all’anno precedente. Una grande opportunità per il nostro territorio, che tuttavia rischia di rimanere un’occasione sprecata se si continua ad amministrare il fenomeno turistico senza una vera regia politica, che sappia armonizzare l’offerta ed i servizi durante tutto l’anno.
Per trasformare questi flussi in uno sviluppo reale e continuo, è necessario affrontare tre nodi strettamente interconnessi: la narrazione sulle case vacanza e la crisi abitativa, le strategie per una vera destagionalizzazione e l’uso dell’imposta di soggiorno.
- Case vacanza, crisi abitativa e la facile caccia al capro espiatorio
In questa fase di sviluppo e maturazione di questa nuova tendenza, le strutture extralberghiere sono le principali candidate ad assecondare la domanda e a produrre l’offerta, data la loro gestione snella ed i costi contenuti, ma negli ultimi tempi si è diffusa una narrazione secondo cui le case vacanza sarebbero le responsabili della difficoltà, per i residenti, di trovare un’abitazione a lungo termine. Il settore extralberghiero è stato trasformato nel “nemico” perfetto.
Si tratta di una tesi intuitiva, ma del tutto fuorviante, che serve da alibi per coprire la vera origine del problema, ossia anni ed anni di assenza di programmazione urbanistica, mancanza di politiche pubbliche per l’edilizia residenziale e totale incapacità di costruire strumenti capaci di conciliare lo sviluppo turistico con il diritto all’abitare, il risultato è sotto gli occhi di tutti. Non serve limitare, castigare, combattere un mercato che funziona, che crea indotto nei mesi non estivi, che risponde ad un’esigenza vitale e strategica del turismo fuori stagione, serve piuttosto ampliare le politiche casa, che non significa e non si traduce nella realizzazione di una manciata di case popolari, ma in housing sociale, edilizia convenzionata, patti territoriali, aiuti diretti.
Mettere gli uni contro gli altri, albergatori contro proprietari di appartamenti, operatori contro piccoli locatori, cittadini contro cittadini, non risolve l’emergenza abitativa e danneggia l’intera comunità. Il turismo è un sistema articolato in cui alberghi, B&B e locazioni brevi intercettano domande diverse e generano ricchezza diffusa. Il problema non è quale forma di ospitalità debba prevalere, ma la totale assenza di una regia pubblica capace di governare il fenomeno con regole chiare, equilibrio e visione sociale.
- La tassa di soggiorno è una leva strategica o uno strumento per fare cassa?
L’assenza di una pianificazione seria si riflette chiaramente nella gestione delle leve fiscali, prima fra tutte la tassa di soggiorno. L’obiettivo tanto propagandato di incentivare i flussi nei mesi meno affollati, non lega con le politiche attuali, che vedono un’enorme spesa per eventi e servizi nei mesi “caldi”, dove non si è mai vista crisi sistemica e l’azzeramento o quasi della spesa e degli investimenti negli altri mesi. Investire quando ce ne è bisogno dovrebbe essere la regola. Oltretutto anche la struttura dell’imposta viestana solleva dubbi sostanziali se messa a confronto con le altre maggiori realtà balneari pugliesi (come Peschici, Otranto, Gallipoli, Porto Cesareo e Ugento).
Dall’analisi dei regolamenti emergono due criticità fondamentali:
A) Un’imposta applicata 365 giorni l’anno
Mentre quasi tutti i comuni turistici concentrano la tassa nei mesi di maggiore affluenza o applicano fasce stagionali per agevolare i periodi di spalla, Vieste è l’unico Comune tra quelli analizzati che richiede il contributo anche in pieno inverno. Chiedere una tassa d’ingresso nei mesi freddi senza offrire in cambio servizi pubblici adeguati, trasporti efficienti, attrazioni culturali o attività aperte dà la netta sensazione che la priorità dell’amministrazione non sia attrarre flussi, ma massimizzare il gettito fiscale a prescindere dall’offerta reale.
Per assurdo ed inspiegabilmente, anche quel poco extra-stagionale, non ritorna in termini di servizi ed investimenti negli stessi periodi.
B) Un struttura tariffaria sproporzionata rispetto agli altri…anomalia o miopia economica?
Nel periodo estivo (giugno-settembre), le tariffe viestane prevedono:
- Hotel 4 e 5 stelle: 3,00 €
- Hotel 3 stelle, B&B, Case Vacanza e Locazioni Turistiche: 2,50 €
Una casa vacanza a Vieste paga appena 50 centesimi in meno rispetto a un hotel a 4 o 5 stelle. Nelle altre rinomate località della regione il criterio è opposto:
- A Gallipoli e Otranto, chi pernotta in un hotel di lusso versa fino a due volte e mezzo l’imposta prevista per una casa vacanza o un affittacamere.
- A Ugento e nella vicina Peschici, il contributo dell’extralberghiero è fortemente ridotto rispetto alle strutture alberghiere di fascia alta.
Equiparare quasi del tutto la tariffa di una casa vacanza a quella di un hotel a 5 stelle (che offre servizi accessori come piscine, spa, portierato e ristorazione) conferma una scelta orientata esclusivamente a “fare cassa” sulle presenze numericamente più consistenti, o peggio potrebbe sembrare un modo di “punire” la competitività di un intero comparto.
- Destagionalizzare davvero ed incentivare i “pionieri” invece di penalizzarli
Una vera destagionalizzazione non si ottiene per inerzia, ma creando le condizioni economiche e strutturali affinché gli operatori restino aperti e i turisti trovino una città viva.
Oltre alla tassa di soggiorno, un altro elemento sintomatico della mancanza di regia, riguarda la fiscalità locale secondaria, come il canone per l’occupazione del suolo pubblico. Invece di far pagare l’occupazione del suolo anche nei mesi di scarsa affluenza, una guida amministrativa lungimirante dovrebbe ridurla sensibilmente nei mesi autunnali e primaverili ed azzerarla per chi sceglie di scommettere sui mesi invernali.
Incentivare e non scoraggiare i “pionieri” della destagionalizzazione (commercianti, ristoratori, balneari, guide e piccoli locatori) deve essere la strada maestra. Se Airbnb certifica questo principio di destagionalizzazione, lo si deve esclusivamente alle iniziative di questi piccoli imprenditori, che si mostrano ricettivi e visibili tutto l’anno.
In sintesi, serve un cambio di rotta
I dati di Airbnb dimostrano che l’interesse per Vieste fuori stagione esiste già. Ciò che manca è la risposta istituzionale.
Continuare a utilizzare la tassa di soggiorno e la fiscalità locale come meri bancomat per le casse comunali, senza reinvestire i proventi in servizi annuali per cittadini e visitatori, condanna la città ad un anacronistico fatalismo. Aprire la saracinesca a giugno e chiuderla ai primi di settembre non basta più.
È ora di superare la politica delle contrapposizioni e del guadagno immediato. Per aprirsi a un’economia turistica annuale e sostenibile servono due elementi non più rinviabili: servizi efficienti 12 mesi all’anno e una regia pubblica con una chiara visione di futuro.