Sono ambienti molto fragili che meritano una gestione diversa rispetto alle grandi spiagge cittadine.
Ogni estate le immagini si ripetono: spiagge affollate, barche all’ancora una accanto all’altra, sentieri presi d’assalto e cale che, da piccoli paradisi naturali, rischiano di trasformarsi in luoghi sovraffollati.
La recente decisione di introdurre un ticket d’ingresso alla Grotta della Poesia, nel Salento, ha riacceso il dibattito su un tema che riguarda sempre più località costiere: *COME CONCILIARE TURISMO E TUTELA DEL TERRITORIO?*
La domanda è inevitabile:
*UNA SOLUZIONE SIMILE POTREBBE FUNZIONARE ANCHE A VIESTE?*
Nel caso di Vieste il problema principale non è il numero assoluto di turisti, ma la forte concentrazione dei flussi nei luoghi più delicati e nei periodi di massima affluenza:
– domenica, il *day tourism*;
– agosto, soprattutto la settimana di Ferragosto;
– alcune spiagge iconiche.
*LE CALE NON SONO INFINITE*
Ogni estate centinaia di imbarcazioni raggiungono le baie più famose: Baia dei Colombi,
Spiaggia di San Felice, Campi, Cala della Sanguinara, Porto Greco, Cala della Pergola, Vignanotica, per citarne alcune.
In alcuni casi
︎ gli ancoraggi danneggiano i fondali e i boschi subacquei
︎ i sentieri si deteriorano
︎ la presenza contemporanea di troppe persone compromette quell’esperienza di natura che rende queste spiagge così speciali.
Per non parlare della massiccia presenza dei rifiuti.
Proteggere questi luoghi non significa chiuderli, ma garantirne la conservazione anche per chi li visiterà tra dieci o vent’anni.
*UN PICCOLO CONTRIBUTO PER UN GRANDE PATRIMONIO*
Le cale di Vieste (e più in generale del Gargano) sono un caso classico in cui la protezione dell’ambiente e il turismo possono convivere, ma solo se si passa da una logica di libero accesso a una di gestione attiva.
● Se l’obiettivo è fare cassa, un ticket di accesso alle spiagge sarebbe poco efficace e anche piuttosto contestato.
● Se l’obiettivo è gestire l’overtourism, allora strumenti simili possono funzionare, ma solo in alcuni casi:
■ accesso contingentato ai siti più fragili (ad esempio baie o grotte marine);
■ ticket per servizi specifici (navette, parcheggi, aree naturalistiche), non per il semplice accesso al mare;
■ prenotazione obbligatoria nei giorni di massimo afflusso;
■ reinvestimento trasparente degli incassi in pulizia, vigilanza e manutenzione.
*COSA SI POTREBBE FARE*
Ecco alcune misure che potrebbero essere efficaci.
*1. Accesso contingentato alle cale più fragili.*
Per cale come quelle raggiungibili solo via mare o con sentieri stretti, si potrebbe fissare un numero massimo di persone contemporaneamente presenti:
– Prenotazione online gratuita o con un piccolo contributo (2–5 €).
– Fasce orarie di ingresso.
– Residenti con accesso libero o prioritario.
È un modello già adottato in varie aree protette italiane ed europee.
*2. Numero chiuso per le imbarcazioni.*
Molte cale soffrono più per il traffico nautico che per i bagnanti.
Si potrebbero prevedere:
– limite giornaliero di barche;
– divieto di ancoraggio sui fondali sensibili;
– boe ecologiche dove ormeggiare;
– corsie di accesso ben definite.
Questo riduce i danni a fondali e praterie di Posidonia.
*3. Guide ambientali e sorveglianza.*
La domenica e nei mesi di luglio e agosto potrebbero essere presenti operatori che:
– informano i visitatori;
– fanno rispettare i divieti;
– raccolgono dati sugli accessi;
– intervengono in caso di comportamenti dannosi.
La sola presenza di personale spesso riduce molto gli abusi.
*4. Sentieri protetti.*
Se una cala è raggiungibile a piedi:
– passerelle in legno nei punti più delicati;
– divieto di uscire dal tracciato;
– chiusura temporanea dei sentieri dopo piogge intense o quando il rischio di erosione è elevato.
*5. Rotazione delle aree.*
Alcune cale potrebbero essere chiuse per brevi periodi durante l’anno per consentire il recupero dell’ambiente.
È una pratica usata in alcune riserve marine.
*6. Ticket ambientale dedicato.*
Se si introduce un contributo economico, dovrebbe essere chiaramente finalizzato a:
– pulizia;
– manutenzione dei sentieri;
– sorveglianza;
– monitoraggio scientifico;
– recupero degli habitat.
Sapere dove finiscono i soldi aumenta l’accettazione da parte dei visitatori.
*7. Spostare parte della domanda.*
Molti turisti si concentrano sulle cale più famose, perché conoscono solo quelle.
Una buona promozione potrebbe valorizzare:
– spiagge meno affollate;
– itinerari nell’entroterra;
– trekking;
– borghi;
– esperienze culturali ed enogastronomiche.
Distribuire i flussi è spesso più efficace che limitarli.
*COSA FARE NEL PARCO DEL GARGANO*
Se si dovesse progettare una strategia, bisognerebbe partire da una classificazione delle cale in base alla loro fragilità:
*Tipo di cala> Molto fragile*
*Gestione:*
*Prenotazione obbligatoria e numero chiuso*
*Tipo di cala> Fragile*
*Gestione:*
*Accesso libero, ma con limite di barche e sorveglianza.*
*Tipo di cala> Resistente*
*Gestione:*
*Accesso libero con servizi adeguati.*
In questo modo non si imporrebbero restrizioni ovunque, ma solo dove l’ecosistema ne ha realmente bisogno.
Il principio sarebbe semplice: più un luogo è raro e delicato, più deve essere gestito come un patrimonio da conservare, non come uno spazio senza limiti.
Questo permette di preservarlo anche per le future stagioni turistiche, invece di lasciarlo degradare progressivamente.
*IL TURISMO DEL FUTURO PASSA DALLA QUALITÀ*
Vieste non ha bisogno di meno turismo.
Ha bisogno di un *TURISMO PIÙ SOSTENIBILE:*
– Distribuire meglio i visitatori durante l’anno
– valorizzare l’entroterra
– promuovere percorsi naturalistici
– evitare il sovraffollamento delle cale più delicate,
sono strategie che permetterebbero di migliorare l’esperienza dei turisti e, allo stesso tempo, preservare il patrimonio naturale.
La vera sfida non è impedire alle persone di scoprire le bellezze del Gargano:
é fare in modo che queste bellezze rimangano tali anche per le generazioni future.
Rosa Di Terlizzi