La crisi di manodopera stagionale a Vieste non nasce da “poca voglia di lavorare” né solo da condizioni contrattuali discutibili. Il cuore del problema è demografico. Non ci sono lavoratori perché sono diminuiti. Negli ultimi vent’anni la città ha retto grazie ai flussi migratori in entrata, non certo al ricambio naturale ed ha sofferto l’emigrazione dei locali.
Oggi, però, per molte famiglie di lavoratori, Vieste non appare più come una terra in cui mettere le radici. Sono andati via anche molti cittadini stranieri, verso mete più sostenibili.
Secondo i dati ISTAT, negli anni Duemila e il primo decennio 2010, Vieste era capace di attrarre nuovi residenti, soprattutto lavoratori stranieri nei settori turistico, edilizio, agricolo e della ristorazione, con punte di 130 nuovi residente all’anno (2008). Il saldo migratorio positivo registrato significava dinamismo economico e, per riflesso, una certa tenuta demografica. Il turismo non era solo reddito, ma anche “collante” sociale.

Nel frattempo stava cominciando una trasformazione silenziosa. Goccia a goccia, la natalità scendeva, l’età media cresceva e i giovani locali partivano per studio e lavoro. Per anni l’arrivo di nuove persone ha compensato il calo dei residenti storici, mantenendo la popolazione stabile solo in apparenza. Era un equilibrio fragile, molto dipendente dalla continua capacità di attrazione.
Il rallentamento del 2018 e il ruolo della casa
Dal 2018 in poi i flussi migratori si indeboliscono, in alcuni anni diventano negativi (- 6 nel 2018, -30 nel 2019, – 15 nel 2020). Vieste registra più decessi che nascite e, soprattutto, perde la capacità di bilanciare il calo con nuovi arrivi stabili. La città resta fortissima come meta estiva, ma meno convincente come luogo dove mettere radici.
Tra i fattori che alimentano il saldo migratorio negativo e l’emigrazione di famiglie viestane c’è un nodo chiave: la casa. La combinazione di scarsità di alloggi e caro-prezzi, sia in affitto sia in acquisto, incide in tre modi:
- rende difficile ai lavoratori stagionali trasformarsi in residenti, perché i canoni schizzano nei mesi di punta e l’offerta è assorbita dagli affitti brevi;
- spinge le giovani coppie locali a rinviare scelte di lungo periodo (convivenza, figli) o a trasferirsi dove l’abitazione è più accessibile;
- scoraggia nuove famiglie dall’insediarsi stabilmente, perché i costi abitativi si sommano alla stagionalità dei redditi.
Il risultato è un’attrattività altissima per il turismo,ma insufficiente per la residenza non turistica.
Turismo forte – Residenza fragile, un circolo vizioso che va spezzato
Quando l’economia è concentrata in pochi mesi, si produce un effetto a catena:
- lavoro intermittente e scarso potere contrattuale;
- fuga di giovani in cerca di stabilità;
- calo di famiglie residenti e natalità;
- invecchiamento della popolazione;
- aumento dei costi abitativi per competizione con gli usi turistici.
A Vieste questo schema è oggi più visibile proprio nei dati migratori. Non è la domanda turistica a mancare, ma la capacità del territorio di trasformarla in residenzialità e progettualità di vita.
Cosa fare? Riconsiderare le priorità
Vieste non è in declino irreversibile, ha una forte economia turistica, una popolazione ancora relativamente stabile e un’identità territoriale solida. Ma la sola forza del turismo non basta più per tutti. Il punto è passare da città che resiste a città che si rigenera, occorre attenzionare e lavorare su queste dinamiche, agendo su quattro leve strategiche e intrecciate:
- trattenere i giovani: orientamento, formazione mirata, percorsi di carriera non solo stagionali, incentivi all’imprenditorialità locale;
- creare lavoro stabile: destagionalizzazione intelligente (eventi, filiere outdoor, cultura), filiere complementari al turismo, digitalizzazione dei servizi;
- mantenere e potenziare i servizi: sanità territoriale, mobilità, spazi per famiglie e nuovi residenti;
- attrarre nuove famiglie. Qui la casa è decisiva. Serve un piano abitativo, una programmazione che aumenti l’offerta di alloggi a canone sostenibile, promuova housing per lavoratori stagionali e medio-periodo, incentivi il recupero dell’esistente e bilanci l’uso turistico con quello residenziale.
In sintesi, il futuro dipenderà dalla capacità di trattenere giovani, creare lavoro stabile, mantenere servizi e attrarre nuove famiglie, aggredendo il nodo casa e riallineando l’economia del turismo con un progetto di città vivibile tutto l’anno. Solo così l’attrattività estiva potrà tornare a tradursi in nuova residenzialità e in una dinamica demografica più equilibrata.
– Pasquale Parisi