di Pasquale Parisi
Mobilità sostenibile a Vieste: una scelta di visione e di civiltà
Parlare oggi di una mobilità più sostenibile a Vieste non è una missione impossibile. Significa, prima di tutto, guardare a ciò che la nostra città ha già dimostrato di saper fare.
Circa dodici anni fa, nelle vesti di assessore alla viabilità e al trasporto pubblico, affrontai con coraggio una profonda trasformazione del sistema di mobilità cittadino. Ripensammo da cima a fondo il piano del traffico attraverso la conversione di molte strade da doppio senso a senso unico. Questo intervento non servì solo ad aumentare la sicurezza, ma ci permise di ricavare centinaia di nuovi stalli per la sosta senza costruire mega-infrastrutture, semplicemente riorganizzando al meglio lo spazio pubblico. Il fatto che quel piano del traffico, a distanza di oltre due lustri, sia ancora sostanzialmente quello utilizzato dimostra che quelle scelte avevano basi solide, durevoli e funzionali.
La riqualificazione della viabilità fu preceduta, con la stessa determinazione, dal potenziamento e dall’incentivazione del Trasporto Pubblico Locale. Il servizio, in precedenza gestito direttamente dal Comune, gravava sul bilancio con costi insostenibili (circa 15 euro a chilometro) a fronte di una copertura del tutto insufficiente. Scegliendo di privatizzarlo, abbattemmo il costo a 1,80 euro a chilometro.
Quel risparmio consentì di quintuplicare i chilometri percorsi dagli autobus, aumentare la frequenza delle corse e garantire, come incentivo all’utilizzo, la gratuità del servizio ai turisti per cinque anni, finanziandola direttamente con l’imposta di soggiorno (senza gravare sulle tasche dei cittadini). I risultati furono immediati e tangibili: avevamo una mobilità pubblica finalmente attrattiva e notevolmente utilizzata, un deciso alleggerimento del traffico urbano, una riduzione dell’inquinamento e una minore pressione turistica sui parcheggi. Fu una scelta di civiltà.
Questa visione “smart” circa la razionalizzazione degli spazi e della mobilità sembra perduta. Se pensiamo che nel 2015 si effettuavano sul versante nord, l’area a maggiore densità di strutture ricettive e potenziale utenza, il 130% di corse in più rispetto ad oggi (30 corse nel 2015 contro le 13 del 2026), non si può non ammettere che quel processo di evoluzione e civilizzazione è stato decisamente depotenziato, disincentivato, anziché incrementato. Perché?
Oggi, al contrario, la città avverte una pressione crescente su strade e parcheggi. E’ il frutto evidente di una mancata ricerca di equilibrio. La domanda sorge spontanea: perché non si è proseguito su quelle scelte di qualità? Perché il trasporto pubblico è stato progressivamente scoraggiato? L’obiettivo è far entrare in città i turisti con le loro auto per massimizzare gli introiti dei parcheggi a pagamento e delle multe? Il tutto a discapito della vivibilità dei cittadini, nonché degli ospiti?
Perché a Vieste si parla continuamente di creare nuovi stalli, ma quasi mai di potenziamento del trasporto pubblico (anzi succede il contrario), di navette veloci, di parcheggi di interscambio e di collegamenti capillari? E soprattutto qual è la convenienza che si insegue?
Non intendo sollevare accuse né alimentare teoremi complottisti, ma da ex amministratore credo sia doveroso porsi e porre alcune domande.
Oggi, un turista che arriva a Vieste in automobile è quasi costretto a utilizzarla per ogni minimo spostamento. Se il trasporto pubblico non viene percepito come un’alternativa reale, efficiente e riconoscibile, l’auto privata diventa una necessità primaria. Da qui nasce un corto circuito:
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Più auto circolano, più aumenta la domanda di parcheggio.
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Più i parcheggi scarseggiano, più si genera traffico parassita alla ricerca di uno stallo.
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Più il traffico aumenta, più si generano sanzioni, sosta a pagamento e introiti legati alla gestione dell’emergenza.
La cosa che mi lascia basito è che non si riesce ad affrontare con lucidità i problemi e si lasciano serpeggiare le ipotesi meno razionali, lasciandosi andare alla tentazione più comune, quella di ricercare un capro espiatorio. Un bersaglio che sembra essere diventato onnipresente è il comparto extralberghiero, i cui ospiti sono accusati di occupare i posti auto (dimenticando che la gran parte degli alberghi del centro sono sprovvisti di garage privato e che concorrono, con i loro ospiti, alla stessa problematica). Trovare un bersaglio facile è confortevole per la politica, ma non rende un buon servizio né ai cittadini, né alla città, né tantomeno al suo sviluppo. La politica reale non serve a puntare il dito, ma a costruire soluzioni.
Questa visione miope non ci porterà lontano, sia in termini di vivibilità che di sostenibilità della città e questo non vale solo per i cittadini ma anche per i nostri ospiti. Un turista messo nelle condizioni di muoversi agevolmente è un turista che si riversa sul territorio, è un turista che vive davvero il paese, ripopola i lungomari la sera, frequenta i bar, acquista nei negozi dell’artigianato, cena nei ristoranti disseminati su tutto il territorio, fa crescere tutte le realtà. Una destinazione turistica matura ha tutto l’interesse a favorire la fluidità degli spostamenti e a far circolare le persone, ma nel modo giusto.
La vera questione, dunque, è squisitamente politica e di visione strategica.
Un’amministrazione ha due strade davanti a sé, può limitarsi a gestire le conseguenze del traffico o può scegliere di governare la mobilità.
Quando un sistema fonda una parte consistente delle proprie entrate estive sulle sanzioni e sui parcheggi a pagamento, risorse che spesso servono a coprire i costi dei servizi stagionali e della Polizia Locale, occorre fare un’operazione di trasparenza intellettuale. Bisogna chiedersi: le politiche della mobilità sono disegnate nell’interesse generale o stiamo, anche inconsapevolmente, alimentando un circuito in cui il problema stesso diventa la fonte primaria di sostentamento del sistema che dovrebbe risolverlo?
Un buon governo della città deve saper valutare gli incentivi di lungo periodo. L’esperienza del passato ci insegna che quando si investe con decisione sui servizi collettivi, i risultati arrivano. Utilizzare una quota delle risorse generate dalla sosta, per finanziare una rete di navette estive frequenti, dedicate e ben collegate con i parcheggi periferici non è un costo, è un investimento strategico sulla vivibilità e sull’economia locale.
In conclusione, la mobilità sostenibile non si fa con i semplici proclami ambientali, ma riducendo il numero di veicoli in circolazione, aumentando la sicurezza stradale e restituendo spazio ai cittadini. Fare questo salto di qualità è una vera e propria scelta di civiltà, indispensabile per tutelare l’identità di Vieste e proiettarla nel futuro.
È arrivato il momento di smettere di chiederci unicamente: “Dove mettiamo tutte queste automobili?” e iniziare a domandarci: “Come facciamo a farne circolare molte di meno?”




